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gennaio 2009

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Dicembre 1985

E’ una fredda mattina di dicembre, sono le 7.00 e mi trovo in riva al mare. Alle 8.00 devo essere a lavoro, c’è una cartellino da timbrare. Troppe cose non capisco della mia vita, sono nel caos assoluto, ho un disperato bisogno di qualcosa che combaci con quello che ho dentro, ma nulla combacia nella mia vita, tutto stride, tutto è avvilente, famiglia, lavoro, amore. Ho 21 anni e la testa piena di se e di ma. Piango, non per un motivo particolare, ma perché tutto è tristemente pesante.

C’è un po’ di foschia e le particelle d’acqua create dalle onde riempiono l’aria, il mare fa paura, l’espressione della potenza della natura è lì davanti a me. Osservo il mare e sembra di specchiarmi, vedo i vortici, la forza dirompente, instabile e potenzialmente distruttiva, io sto come il mare, tutto quel gran fracasso delle onde, quel caos ribollente, sono io il mare, la tempesta è dentro me. Vorrei spegnermi, anestetizzarmi, interrompere quel flusso continuo di “star male” e non avere medicine adatte, ora, subito, ad effetto istantaneo. Cammino infreddolito e penso che domani sarà come oggi e come ieri, non c’è via d’uscita.

E’ una fredda mattina di dicembre, sono le 7.00 e cammino in spiaggia. Il cielo è limpido, il mare è calmo, respiro, chiudo gli occhi per sentire l’aria che mi attraversa le narici e riempie i polmoni. Oggi è come ieri, non posso specchiarmi nel mare, in me c’è ancora tempesta. Potesse come il cielo e il mare oggi, trovare pace il mio animo. No, per me tutto è stato sempre difficile, tutto sempre in salita, da sempre non c’è un cielo ad ordinare e calmare venti e maree in me.

Tutto è quieto intorno, il mare piatto, sulla riva montagne di rifiuti rovesciati lì dalla burrasca del giorno prima; un pensiero attraversa la mia mente, una “scoperta” inaspettata, per un attimo una piccola luce spacca il buio totale del mio animo. La tempesta permette al mare di disfarsi dei tanti rifiuti che si porta dietro, una sorta di catarsi biologica fino alla quiete. Anch’io allora arriverò a questo prima poi, vomiterò tutto il pesante della mia infanzia, della mia adolescenza e poi sarò quieto e sereno come oggi il mare e il cielo. Cammino orgoglioso della mia illuminante riflessione e tra i cumoli di legni e rifiuti calpesto un cartoncino dove nitida si legge ancora una scritta. Lo raccolgo e leggo “C’è bisogno di una tempesta interiore per generare una stella danzante”  Nietchze, un nome quasi sconosciuto per me all’epoca. Rimasi sbalordito, quel foglietto era lì per me, erano i miei pensieri della tempesta e del mare calmo.

Andai a lavoro, alle 8.00 c’era un cartellino da timbrare; dissi al mio amico collega di lavoro :” un giorno sarò una stella danzante”. Ero euforico, per la prima volta guardai diversamente le mie tempeste interiori, fu l’inizio di una futura rinascita.

Che ricchezza il mare.