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maggio 2010

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Un freddo e grigio pomeriggio di novembre  nel 1997. Devo vedere un ragazzino, i genitori hanno chiesto un consulto per gli attacchi d’asma che vanno avanti da circa otto mesi. Hanno provato tante cose, hanno deciso di provare anche con la terapia cranio sacrale.  Si chiama Andrea, ha 6 anni: mi guarda di striscio, come la gran parte dei bambini in studio, che non vogliono stare lì ma preferirebbero giocare da qualche altra parte.

Si mette sul lettino e appoggio delicatamente le mani sulla sua testa, non rilevo particolari restrizioni o disfunzioni: è un bel bimbo, in salute. Dopo venti minuti dentro me cominciaa prendere forma l’idea che forse non smuoveremo granchè. Ad un certo punto sento un cane fuori in strada che abbaia e gli chiedo, per cercare di creare un ulteriore link, se gli piacciono i cani. Il suo ritmo rallenta, il respiro un po’ si ferma come se stesse trattenendo qualcosa. Lo incalzo, “ti piacciono i cani”?.  Come solo i bimbi sanno fare, la pancia comincia  a muoversi, capisco che l’onda del pianto sta per partire, cerco di agevolarlo, inizia a piangere e sempre come solo i bimbi sanno fare, piangendo e con il labbro inferiore appeso, dice che gli piacciono ma che papà e mamma hanno dovuto portare via Billy perchè a casa non ci stava.

I genitori si guardano e mi guardano con sorpresa, intanto Andrea (e a seguire sua mamma) piange a più non posso, la pancia sembra il mare d’inverno, onde di emozioni che emergono, la gabbia toracica  sembra elastica di un’elasticità che solo nei bimbi vediamo.

Circa dieci mesi prima avevano dovuto dar via un cagnolino che avevano preso per il bimbo ma poi ci avevano ripensato, come spesso capita.

In conclusione: scelsi di non ritrattare Andrea e di lasciare un mese di tempo prima di decidere se rivederlo. Nel frattempo  i genitori presero a casa un altro cucciolo di Beagle. Andrea non ebbe più  attacchi d’asma, ci salutammo al telefono un mese e anche due mesi dopo quell’incontro.

E’ sempre il sistema respiratorio che risente di un conflitto di separazione.

Un grazie particolare a quel cane che quel giorno in quel preciso istante decise di abbaiare sotto il mio studio.

16 ottobre 1995

Di qua e al di la del fiume, dove seduto osservi la vita scorrere come l’acqua al mare, ricongiungersi nell’infinito oceano.

Dove volano le aquile, dove arrivi solo con lo spirito, quando spazzate via le nuvole il cielo ti sorride e ti accoglie.

Ovunque in queste terre, a volte solitarie, a volte dimenticate, puoi scorgere il cielo ed amarti.

Sorridi dunque, sorridano le tue forme, i tuoi sguardi, i tuoi silenzi, un sorriso che nuvole non conosce.

Andate su una spiaggia, di notte, con la luna ancora bassa sul mare, e osservate la scia luminosa della luna riflessa dall’acqua che punta dritta su di voi. Se vi spostate a destra o a sinistra, la scia vi segue sempre, in modo che qualunque movimento facciate, ne sarete sempre al centro.

Ciò che vedete è sempre e comunque una ed una sola scia luminosa, la cui posizione varia sempre in relazione alla vostra.

Se ci fossero altre nove persone sulla stessa spiaggia, ciascuno vedrebbe la medesima cosa, ossia una ed una sola scia.

Una macchina fotografica lasciata sola e azionata dall’autoscatto registrerebbe la medesima scena.

Ma in realtà ve ne sarebbero DIECI: una per ogni osservatore.

Questa è una verità di ordine superiore, rispetto alla propria limitata esperienza. Tuttavia è ancora più vero dire che vi sono infinite scie luminose: una per ogni possibile punto di osservazione.

Esse esistono infatti indipendentemente dalla presenza o meno di qualcuno che osserva in quel momento ed in quella posizione.

Questa verità è dunque di ordine ancora superiore alle prime due e mai verificabile da nessun essere vivente.

E allora, qual è la vera immagine del mare sotto la luna?

Anche se ciò contraddice la nostra esperienza, oltre i piccoli confini della nostra personale capacità di osservazione, il mare sotto la luna è un’unica, immensa distesa scintillante di cui ognuno di noi percepisce solo una piccola parte: quella relativa al proprio punto di vista.