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febbraio 2011

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Come un ruscello, che sa dove andare perché non lo sa, lo spazio mio intimo ondeggia di qua e di la cullandosi tra curve e discese, assaporando il lasciarsi andare.

Potrà mai il “sapere” calcolare dove cadrà una foglia che staccandosi si abbandona al suo destino? Perché calcolare, perchè dirigere ciò che non può essere diretto, la foglia non ti seguirà.

La strada percorsa si svela solo alla fine, nel frattempo lasciamoci cullare dal vento.

Coscienti o no ognuno di noi ha una visione del mondo, dei riferimenti, abitudini di risonanza o schemi di pensiero. A partire da questo consideriamo e filtriamo gli avvenimenti della vita, spesso senza  metterli o rimetterli in questione. Ci ancoriamo a queste griglie di lettura e se non abbiamo nulla che ci spinge a basculare verso altre modalità o relatività, non avremo alcun modo di modificarlo.
La realtà è un punto di vista ovvero la vista da un punto, dal mio punto; per un artista tutto è creazione, è astratto e non lineare, per un ingegnere tutto è matematico misurato e pesato, per lo psicologo tutto è mente, per il mistico tutto è spirito. Ognuno ha ragione, ma nel momento in cui si decide di affermare la propria verità ad esclusione di tutti gli altri, si limita l’universo alla propria sola visione delle cose rafforzando quel muro invisibile che ci separa dal cogliere la realtà per ciò che è.
Tutto è, se non accettiamo di cambiare la nostra struttura, se non lasciamo aperta la possibilità al fatto che esistono altri punti di vista che ci parlano nel loro modo della verità, diventa impossibile accedere ad altri piani di comprensione.
E’ un dono del cielo incrociare sulla propria strada qualcosa o qualcuno che ci spinga a “cambiare frequenza”, apprendere a lasciare andare, smussare, modificare i nostri schemi di pensiero affinchè la nostra riflessione possa camminare su dei sentieri non abituali.

MAN 11

Mi piace star seduto nell’ora tra i due mondi ad osservare lo spazio neutro, sfuggevole e inafferrabile. Il crepuscolo, la luce sta per lasciare lo spazio, e il tempo, all’oscurità. I contorni delle cose del mondo sfumano, avvolti dalle tenebre; un albero diventa molte cose, tutte quelle che riesci a scorgere nella tua mente.

Il cielo è infuocato dall’ultima danza del sole, sono estasiato dalla bellezza, riempito dalla maestosità.

L’umile silenzio con cui la luce scivola al di la delle cime fa crescere in me la malinconia tipica del distacco ineluttabile…………potesse il tempo fermarsi.

Chiudo gli occhi, respiro, ringrazio.

Se ti fermi a guardare ti accorgi della danza.

Se guardi con il cuore, la danza è per te.

La salute è una questione di spazio

Necessità di essere in un vuoto, in uno stato di solitudine. Il vero salto, la vera crescita di un individuo ha luogo quando egli è totalmente solo. E’ nei rapporti umani o nel mondo reale che egli si assicura del proprio salto o della propria crescita. Ma non è nei rapporti umani o nel mondo reale che ha luogo la vera crescita.

Quando uno è fisicamente solo, non è necessariamente davvero solo, perché nella sua mente ci saranno degli “estranei interiori”, immagini di altri. Egli teme il giudizio di questi altri e quindi non si sente solo. Però, quando è con una persona che lo comprende a fondo ed esattamente, può lasciare che questi si prenda cura degli estranei interiori di modo che egli è temporaneamente sollevato dal bisogno di farlo lui. Liberato in tal modo, può allora proseguire la sua ricerca interiore senza interferenze.

La vera solitudine può richiedere talvolta la presenza di un ascoltatore empatico o di un amico spirituale. Il compito primario del terapeuta è quello di creare uno spazio di una particolare qualità affinchè l’individuo sia liberato.

La creazione di uno spazio sgombro dagli appiccicosi visitatori provenienti dal passato e dal futuro deve essere uno dei principali ingredienti della terapia. Tale spazio comincia con il terapeuta.

Quando il terapeuta ha spazio dentro sé, può essere in armonia con chiunque, non solo con quelli che approva, o che la società approva. Se non riusciamo ad accettare qualcuno è perché il nostro spazio è contaminato.

Lo spazio terapeutico da la possibilità di esprimere vergogna, colpa, paura, rabbia, dolore ed altro materiale penoso.

Attaccamento rifiuto

Possimao trovarci ad approvare un paziente e a disapprovarne un altro, ci piace avere questo paziente e ci dispiace avere quest’altro. Vorremmo avere solo pazienti di un certo tipo e detestiamo avere a che fare con altri, che magari sembrano confusi, ci fanno sentire inadeguati, hanno un atteggiamento nei confronti della vita diverso da l nostro o suscitano in noi emozioni che troviamo difficile trattare. E’ una forma di tendenza a giudicare.

Presunzione scoraggiamento

Possiamo essere trasportati dall’entusiasmo per la nostra abilità o la nostra intelligenza, oppure possiamo essere sfiduciati e inadeguati e pensare di essere incapaci di aiutare chiunque, ma in entrambi i casi finiamo col preoccuparci di più della nostra immagine che del paziente. Cerchiamo interiormente l’approvazione del pubblico, del paziente, o del nostro capo, o del nostro critico interiore.

Se siamo tutti parte l’uno dell’altro, la realizzazione della nostra vera natura sarà qualcosa che genera intrinsecamente armonia.

L’aiutare gli altri non può essere separato da fare qualcosa per se stesso.

Lo shiatsu è tranquillità in azione. Perfezionare lo shiatsu nella nostra vita può rivoluzionare la nostra esistenza, aiutandoci a liberarci delle vecchie abitudini, scegliere un’attività che abbia uno scopo. Vivere con fiducia e portare pace ad altri.

Lo shiatsu è come lasciare che un bicchiere d’acqua fangosa diventi limpida. Se smettiamo per un po’ di agitarla, l’acqua diventa limpida da sola. La calma interiore richiede tranquillità. Chi pratica shiatsu ha scoperto che il modo migliore per controllare la mente è controllare il corpo. Quando il corpo è calmo la mente si acquieta. Lo stato mentale di massima calma è chiamato “corpo e mente scompaiono”.

Quando uno è felice, non trova tanto difficile prestare attenzione alle cose buone. Quando intervengono delle preoccupazioni, diventiamo sempre più dominati da esse e perdiamo l’originaria semplicità fanciullesca.

Come indicava il grande J. Krishnamurti

“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”.