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marzo 2011

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In certi momenti è l’immensità a pervadermi è come se dentro avvertissi uno spazio infinito, la sensazione di un vuoto primordiale, di una ricchezza infinita, un flusso continuo nei due sensi tra me e il mondo, tra me e il resto dell’umanità. Come se potessi contenere l’universo in questo spazio ed allo stesso tempo rimanere vuoto e sospeso in un senso di beatitudine, di espansione infinita.

La musica è un veicolo incredibile, sto ascoltando da due giorni ininterrottamente “Here Comes The Flood” di Peter Gabriel, solo piano e voce. Mi sembra di cavalcare questi pochi accordi e la voce rauca, lamentosa; la conosco dagli anni 70’ ma oggi è diversa, la porto con me in questo viaggio interiore, colonna sonora nella silenziosa dimensione dello Spirito.

Sabato 26 marzo 2011 mattina, sono circa le nove, mi chiama una signora che conosco per chiedermi un consiglio sul da farsi per il suo mal di shciena che da qualche giorno si fa sentire ma che nelle ultime ore è diventato invivibile, dolore forte, impossibilità a afre qualsiasi cosa.

Do la mia disponoibilità per visitarla alle 14.00 dicendogli che ho un corso alle 14.30 e che quindi sarò “breve”, ma proveremo a farci un’idea della situazione.

Viene all’appuntamento, accompagnata poichè non riusciva a muoversi e mi dice che poco dopo avermi chiamato è svenuta dal dolore e che ha deciso di andare al pronto soccorso. Qui gli hanno proposto un paio di iniezioni, antidolorifiche, le famosissime coppie di routine, e di rimanere in osservazione. Ha deciso di andarsene perchè non voleva punturarsi.

In queste situazioni solitamente non ci sono grandi cose da fare, fase acuta di una possibile erniazione o protrusione.

Lamenta un dolore forte con irradiazioni che vanno dal polpaccio al tallone, bilateralmente. La invito a sdraiarsi sul lettino e lo fa con molta sofferenza. Tra me e me inizio a pensare che se ne andrà come è arrivata ed anche che ho solo 15 minuti per provare ad aiutarla.

Ho fatto tre cose dopo che si è stesa:

1) ho messo una mano sulla zona sacrale dove sono rimasto al amssaimo 30 secondi.

2) ho preso uno stiletto metallico che uso per stimolare alcuni punti sia sull’orecchio che sul corpo e ho stimolato la zona riflessa del bacino e colonna sull’orecchio, sia sul lobo anteriore che posteriore (quest’ultimo aiuta la bascula pelvica)

3) con lo stesso stiletto metallico ho tracciato delle linee dal pube fino all’ombelico: centrali (vaso concezione) e laterali (meridiano rene e stomaco), si stimola fino ad ottenere una linea rossa sulla pelle.

Gli chiedo di verificare muovendosi, se sente delle differenze nel dolore, diminuito o aumentato; non sente più nulla, si muove, si divincola ma non riesce a sentire il dolore. La faccio alzare e anche così non lo percepisce se non appena sul gluteo, ma nulla di rilevante. Il trattamento è durato dieci minuti in tutto e forse meno. Ci siamo salutati con l’impegno di tenersi in contatto, visto che il lunedì avrebbe fatto una risonanza.

Lunedì mattina mi invia un sms e mi dice che sta a passeggio in spiaggia, nessuna risonanza.

Riporto questa esperienza perchè sono quelle cose che a volte accadono in questo lavoro e  che si fa fatica a comprendere e debbo dire che non mi sforzo nememno molto in tal senso, alla fine ciò che conta è che stia meglio.

Ma questo ci conferma ancora una volta quanto l’uomo sia “magico” nel suo modo di funzionare.

A partire da un quadro funesto, ernie, risonanze, cortisonici etc si arrivi senza fare quasi niente a cancellare magicamente tutto.

Tutto quello che studi e che sembra abbia una certa linearità va a farsi friggere.

Il buon Einstein è stato abbastanza chiaro in questo

La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché.”

So solo che sono stato bene tutto il pomeriggio.

Un cammino di ricerca inizia spesso inconsapevolmente, o meglio ad un certo punto si diventa consapevoli che siamo esseri viaggianti e che si sta portando avanti un cammino interiore. Questa è una scoperta, per me lo è stato; prenderne coscienza è già un salto di qualità della vita, è come accedere ad un piano superiore e godere di un panorama prima precluso. Nascono nuovi interessi, si sviluppano capacità fino ad allora mai considerate, si diventa più attenti alle forze che muovono la vita, ci si sente inseriti e parte formante di un sistema che va al di la del proprio piccolo e ristretto mondo. Ad un certo punto la vista periferica diventa primaria; mentre normalmente ci si focalizza e si mette a fuoco un punto, una situazione, in base alle proprie conoscenze, ai propri stereotipi, educazione ecc ecc, di colpo ci si può svegliare e cominciare a togliere l’occhio dal buco della serratura che ci ha offerto solo e solamente una visione parziale per tutto il tempo. Una volta staccato l’occhio dal buchino non puoi tornarci, è una strada che non ha ritorno. L’animo umano ha bisogno di spazio per crescere, ha bisogno di visione ampia; questo ci rende meno portati al pregiudizio e meno scettici a volte, del resto spesso lo scetticismo o il criticismo denota solo mancanza di visione.

Coscienti o no siamo in viaggio verso un’unica meta, l’illuminazione; un processo di chiara percezione dove si percepisce il mondo così com’è. Di conseguenza si agisce in maniera pulita e chiara, facendo le cose così come sono, agire a partire dal non fare, il wu wei, l’agire senza agire, vivere in un modo totalmente lineare, con una mente che è completamente esente da distorsioni nevrotiche.

Malgrado che nella nostra percezione del mondo quasi tutti siamo soggetti a distorsioni nevrotiche, psicotiche e isteriche, abbiamo tutti anche una natura originaria incontaminata, pulita: una base immacolata per una percezione e un contatto reali, una sorta di sole dietro le nubi. In fondo al cuore di ognuno c’è una luce, come una fiamma di candela; quando l’animo è agitato la fiamma trema e non illumina. Quando l’animo è calmo la fiamma si stabilizza e la sua luce è in grado di penetrare il buio.

Fabio,  34 anni

Gennaio 1999

Chiede un consulto per risolvere alcuni lievi disturbi fisici e chiede se il lavoro corporeo svolto può essere d’aiuto per la sua ansia che lo accompagna da qualche anno.

E’ un ragazzo brillante, sorridente, amante della vita e di sua figlioletta di 4 anni.

Alla visita risulta fisicamente in forma a parte qualche disturbo di lieve entità alla schiena. Tra le varie cose lamenta una certa difficoltà nella digestione e a volte un senso di pressione a livello dello stomaco, a volte bruciori. Il suo medico curante gli ha detto che dipende dalla sua ansia e che quindi non ha molte soluzioni, deve solo imparare a stare più quieto.

Durante il secondo trattamento utilizzo delle tecniche con contatto molto lieve; solitamente inducono un profondo rilassamento e a volte l’affiorare di ricordi o sensazioni, anche molto vecchi.

La mano destra è appoggiata sul plesso solare, la mano sinistra sulla testa, il contatto è minimo, cerco di rendermi il più neutro possibile nel mio animo. Dopo un minuto o poco più chiedo a Fabio che sensazione ha e mi risponde di sentire un peso, un dolore forte a livello dello stomaco. Inizia così un dialogo terapeutico tra me e lui.

Quanto profondo è questo dolore? Tantissimo, è proprio dentro.

Che forma ha questo dolore? E’ come una lama che mi trafigge.

Quanto è grande questa lama? E’ un pugnale.

Chi ce l’ha messo questo pugnale?………….Sospirone…………pausa, sospirone, dopo qualche secondo piangendo e ranicchiandosi in posizione fetale urla dicendo che ce lo ha messo suo padre quando aveva 21 anni. Ovviamente è metaforico, si sentì ferito da suo padre in una discussione con sua sorella per questioni famigliari

Lo invito a respirare profondamente; lasciare andare il respiro in certe situazioni libera il corpo dalle memorie traumatiche, si assiste ad una sorta di snodamento continuo, come se dei lacci o dei nodi si sciogliessero ed il corpo inizia a scattare a divincolarsi. I tessuti, il sistema fasciale riattivano sensazioni congelate, i fluidi corporei rivivificano strade ormai chiuse da tempo. Da un certo punto di vista è una piccola rivoluzione interna, ci si trova in una doppia attenzione, si è presenti ma allo stesso tempo ci si trova a livello di sensazioni al momento del trauma.

Dopo mezz’ora di respiri, di pianto, di rabbia e rancore che il corpo ha liberato, si finisce con una risata che sdrammatizza una situazione per lui un po’ imbarazzante. Si ritorna al “presente”.

Dopo tre settimane rivedo Fabio, di solito si lascia un tempo di sedimentazione,  quanto smosso deve essere elaborato, a livello fisico. Arrivando mi abbraccia forte forte e mi ringrazia in modo davvero genuino; mi racconta che dopo tanti anni è andato da suo padre e gli ha chiesto di uscire a fare una passeggiata con lui, cosa insolita tra loro. Era felicissimo: “ho conosciuto un nuovo mio padre, gli voglio un bene pazzesco, a volte non vedo l’ora di andarlo a prendere per stare con lui, mi sento arricchito ed anche il rapporto con mia figlia è più intenso e pensavo lo fosse già tantissimo”.

La gratitudine nei miei confronti che mi arriva dai suoi occhi e dalle sue parole mi riempie di una forza incredibile ed allo stesso tempo mi sento una nullità di fronte alla grandezza  e alla complessità dell’uomo.  Conosciamo tante cose ma in realtà guardiamo sempre da un buco di  serratura. Davvero basta appoggiare una mano in modo consapevole per liberare il karma delle persone? Anni di studio, di tecniche, di anatomia etc per arrivare al semplice tocco neutro, chiave per tutti i dolori.

Il trattamento successivo è stata una chiacchierata tra amici, la sua carica e la sua energia era traboccante, di certo non aveva bisogno di nessuna ulteriore terapia al momento.