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4 passi nella consapevolezza

Nel 1988 ci fu un terremoto dalle mie parti, si aprì una breccia, qualcosa squarciò le mura dove rimbalzavano ormai stanchi i miei pensieri, specchi inutili di modelli tramandati, tutto andò in mille pezzi e si aprì un orizzonte inesplorato. Quel giorno morii; fu un funerale sobrio, ero presente solo io. Quel giorno rinaqui, fu una nascita annunciata da cométe da ogni dove; ero presente solo io. Fu come uscire una seconda volta da un utero. Ad accogliermi, la madre delle madri, il padre dei padri, fu un abbraccio dolce, piansi.
I libri di Castaneda hanno contribuito in modo significativo a rompere quei muri, un’altra vita è nata. Sono grato.

“L‘importanza del sè è il peggiore nemico dell’uomo. Lo indebolisce il sentirsi offeso dagli atti e dai misfatti dei suoi simili. L’importanza del sè richiede che si passi gran parte della vita sentendosi offesi da qualcosa o qualcuno”.

“Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile. Per smettere di parlare con noi stessi non dobbiamo far altro che usare lo stesso metodo che è stato utilizzato per insegnarci a parlare con noi stessi; ci è stato insegnato in modo compulsivo e inflessibile, e questa è la normalità in cui dobbiamo smettere di restare: compulsiva e inflessibile.”

Un cammino di ricerca inizia spesso inconsapevolmente, o meglio ad un certo punto si diventa consapevoli che siamo esseri viaggianti e che si sta portando avanti un cammino interiore. Questa è una scoperta, per me lo è stato; prenderne coscienza è già un salto di qualità della vita, è come accedere ad un piano superiore e godere di un panorama prima precluso. Nascono nuovi interessi, si sviluppano capacità fino ad allora mai considerate, si diventa più attenti alle forze che muovono la vita, ci si sente inseriti e parte formante di un sistema che va al di la del proprio piccolo e ristretto mondo. Ad un certo punto la vista periferica diventa primaria; mentre normalmente ci si focalizza e si mette a fuoco un punto, una situazione, in base alle proprie conoscenze, ai propri stereotipi, educazione ecc ecc, di colpo ci si può svegliare e cominciare a togliere l’occhio dal buco della serratura che ci ha offerto solo e solamente una visione parziale per tutto il tempo. Una volta staccato l’occhio dal buchino non puoi tornarci, è una strada che non ha ritorno. L’animo umano ha bisogno di spazio per crescere, ha bisogno di visione ampia; questo ci rende meno portati al pregiudizio e meno scettici a volte, del resto spesso lo scetticismo o il criticismo denota solo mancanza di visione.

Coscienti o no siamo in viaggio verso un’unica meta, l’illuminazione; un processo di chiara percezione dove si percepisce il mondo così com’è. Di conseguenza si agisce in maniera pulita e chiara, facendo le cose così come sono, agire a partire dal non fare, il wu wei, l’agire senza agire, vivere in un modo totalmente lineare, con una mente che è completamente esente da distorsioni nevrotiche.

Malgrado che nella nostra percezione del mondo quasi tutti siamo soggetti a distorsioni nevrotiche, psicotiche e isteriche, abbiamo tutti anche una natura originaria incontaminata, pulita: una base immacolata per una percezione e un contatto reali, una sorta di sole dietro le nubi. In fondo al cuore di ognuno c’è una luce, come una fiamma di candela; quando l’animo è agitato la fiamma trema e non illumina. Quando l’animo è calmo la fiamma si stabilizza e la sua luce è in grado di penetrare il buio.

Coscienti o no ognuno di noi ha una visione del mondo, dei riferimenti, abitudini di risonanza o schemi di pensiero. A partire da questo consideriamo e filtriamo gli avvenimenti della vita, spesso senza  metterli o rimetterli in questione. Ci ancoriamo a queste griglie di lettura e se non abbiamo nulla che ci spinge a basculare verso altre modalità o relatività, non avremo alcun modo di modificarlo.
La realtà è un punto di vista ovvero la vista da un punto, dal mio punto; per un artista tutto è creazione, è astratto e non lineare, per un ingegnere tutto è matematico misurato e pesato, per lo psicologo tutto è mente, per il mistico tutto è spirito. Ognuno ha ragione, ma nel momento in cui si decide di affermare la propria verità ad esclusione di tutti gli altri, si limita l’universo alla propria sola visione delle cose rafforzando quel muro invisibile che ci separa dal cogliere la realtà per ciò che è.
Tutto è, se non accettiamo di cambiare la nostra struttura, se non lasciamo aperta la possibilità al fatto che esistono altri punti di vista che ci parlano nel loro modo della verità, diventa impossibile accedere ad altri piani di comprensione.
E’ un dono del cielo incrociare sulla propria strada qualcosa o qualcuno che ci spinga a “cambiare frequenza”, apprendere a lasciare andare, smussare, modificare i nostri schemi di pensiero affinchè la nostra riflessione possa camminare su dei sentieri non abituali.

Sono passati più di vent’anni dalla mia scoperta del magico mondo di Castaneda e nonostante abbia riletto ogni suo libro almeno dieci volte, riesce ancora ad emozionarmi come fosse la prima.  Seguire la strada che ha un cuore: queste frasi risuonano da sempre in me, come un mantra. Seguire la via del guerriero, dell’impeccabilità, essere impeccabili agli occhi dello Spirito. A volte è difficile, trasportato dalla corrente dell’ordinarietà della vita; a volte il piccolo uomo prende il sopravvento. Il piccolo uomo corre dietro a false luci,  stelle che brillano una sola notte.

E’ questo il sentimento di cui parla Genaro, disse don Juan. Per diventare uno stegone un uomo deve essere appassionato. Un uomo appassionato ha sulla terra cose che gli appartengono e cose che gli sono care, se non altro il sentiero che percorre.. Genaro ha lasciato la sua passione a Ixtlan: l asua casa, la sua gente, tutte le cose a cui teneva. E ora vaga nei suoi sentimenti; e qualche volta, come ha detto, quasi arriva a ixtlan. Tutti noi l’abbiamo in comune.

Si può sopravvivere sul sentiero della conoscenza solo vivendo come un guerriero, disse. perchè l’arte del guerriero consiste nell’equilibrare il terrore dell’essere uomo con la meraviglia dell’essere uomo.

Sono andato via. E gli uccelli sono rimasti cantando. E me ne andrò. Ma gli uccelli rimarranno, cantando, e il mio giardino rimarrà, col suo albero verde, col suo pozzo d’acqua. Molti pomeriggi i cieli saranno azzurri e placidi, e le campane sul campanile rintoccheranno come rintoccano questo pomeriggio.

Le persone che mi hanno amato moriranno, e ogni anno la città si rinnoverà.

ma il mio spirito vagherà sempre nostalgico nello stesso recondito angolo del mio giardino fiorito.