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Articles by peppevagnoni

In cammino

Quando non te l’aspetti

Intorno ad un tavolo io ed altre sette persone. Dovevo argomentare su alcune tecniche di lavoro sul corpo, medicine complementari ecc. Il discorso prende una direzione un po’ diversa, senza volerlo ci si addentra nel mondo della medicina cinese, le costituzioni, i caratteri, gli elementi. Discorsi triti e ritriti ormai, ma avvertivo in quel momento una particolare sensazione, un’attenzione interessata e non obbligata dal fatto di essere in una scuola. Infatti ho portato con me quella sensazione fino ad oggi e mi ha dato tanto più di quello che avrei immaginato. A volte le parole possono aprire brecce che non immaginiamo, mi stupisco sempre, nonostante  sappia che il Verbo è l’origine. Alcune di queste persone manifestavano il loro sentirsi in quelle parole, risonanze interiori legate a sofferenza, difficoltà, quello star male a volte non ben definito che la vita spesso ci fa esperire. So, che quando la parola è guidata da un nobile fine, che fine non ha, se non quello di allargare la consapevolezza e il campo di possibilità che il nostro animo ci mette a disposizione, può orientarci verso nuove rotte. Vi auguro di trovare la stella polare che guidi senza sforzo il vostro procedere.

Care amiche di una chiacchierata, grazie per la vostra attenzione e per aver dato ulteriore forza a quello che faccio nella vita per essere migliore.

“L‘importanza del sè è il peggiore nemico dell’uomo. Lo indebolisce il sentirsi offeso dagli atti e dai misfatti dei suoi simili. L’importanza del sè richiede che si passi gran parte della vita sentendosi offesi da qualcosa o qualcuno”.

“Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile. Per smettere di parlare con noi stessi non dobbiamo far altro che usare lo stesso metodo che è stato utilizzato per insegnarci a parlare con noi stessi; ci è stato insegnato in modo compulsivo e inflessibile, e questa è la normalità in cui dobbiamo smettere di restare: compulsiva e inflessibile.”

Come sono piccole le mani che vogliono afferrare tante cose.
Come sono grandi le mani, aperte, che possono accogliere il mondo intero.
La mano aperta di una carezza, apre la porta al tempo infinito, crea una breccia nel muro della solitudine dove ti sei chiuso.
Apriamo le mani al contatto consapevole, trasformeremo il mondo.

Andiamo a pescare per prendere i “picci” e non prendiamo nulla, lui si mette a chiamare i pesci, mi dice “oh papà, ho fame, io voglio prendere i pesci per mangiare”. E’ bellissimo stare seduti insieme su uno scoglio con le due canne in mano, mi fa venire in mente un’immagine di forrest gump col figlioletto.
Siamo stati due giorni insieme io e lui, a pescare, a cercare i granchi nonna, (come chiama lui le vecchie, ha 4 anni e mezzo) ed al mare. Lo guardavo camminare davanti a me; a volte, forse quasi sempre, lo guardo con una sorta di gioia mista a piacere e un pizzico di malinconia, e non capisco se è perché lo vedo in crescita e mi sembra di non stare dietro al tempo che passa o se perché mi rivedo bimbo o vedo in lui una mia estensione, un misto di sentimenti che mi infondono una gioia incontenibile insieme ad una bellissima malinconia.
Quando lo abbraccio non è mai abbastanza, quando lo guardo non è mai abbastanza, quando gli do i bacini non è mai abbastanza; amo scherzare con lui, è bellissimo stare con lui. Confesso che mi piacerebbe sentire cosa si prova dall’altra parte, lo stato d’animo di un bimbo come lui, amato, coccolato, sempre pieno di attenzione ad ogni sua richiesta d’ascolto. Per lui sarà tutto normale e scontato, ed è giusto così, non ha bisogno di comparare con l’opposto di tutto questo per capirne la differenza. E’ la legge dell’universo, dopo la carestia non può che seguire l’abbondanza: la carestia di sentimenti che ho vissuto da piccolo si è trasformata in amore ed attenzioni per lui e mi da la possibilità comunque di vivere queste sensazioni. Quando l’amore circola non ha importanza da che parte stai, ne vieni comunque toccato. Grazie Samuel, figlio mio.

Un Guerriero sa che sta aspettando e sa cosa sta aspettando, e mentre aspetta si gode la vista del mondo. L’impresa suprema del guerriero sta nel godere la gioia dell’infinito.

 

 

Le azioni degli uomini non influenzano più il guerriero quando questi non nutre più aspettativa di sorta. Una strana pace diventa la forza dominante della sua vita. Egli ha assimilato uno dei concetti su cui si fonda la via del guerriero: il distacco.

 

Il distacco non significa automaticamente saggezza, ma è comunque un vantaggio perché consente al guerriero di fermarsi a rivalutare le circostanze, a riconsiderare le posizioni. Per poter utilizzare in modo corretto e coerente questa pausa, tuttavia, il guerriero deve lottare senza sosta per tutta la vita.

 

Mi son già abbandonato al potere che governa

il mio destino.

E non mi aggrappo ad alcunché,

per non avere alcunché da difendere.

Poiché non ho pensieri, vedrò.

Poiché non temo nulla, ricorderò me stesso.

Se penso al passato , a ieri, ad un’ora fa, non trovo differenza tra questi ricordi e un sogno; 

che differenza c’è tra un sogno e i ricordi di quando avevo 6 anni, 20 anni?! Entrambi si trovano in un tempo diverso da dove mi trovo in questo momento,sono immagini lontane, un po’ confuse, flash a cui non riesci a dare una sequenza lineare, come un sogno.

Il tempo ha creato lo spazio, lo spazio tra me e i ricordi, in  questo spazio ci sono i desideri di ragazzo, i pomeriggi trascorsi a rincorrere un’emozione, uno sguardo di una lei, più idealizzata che reale. La fantasia e l’immaginazione mi hanno sempre preceduto, quando poi finalmente arrivavo fisicamente, le cose erano sempre diverse. Vivevo tutto dentro me e questo mondo non era per niente sincronizzato con le cose intorno: ricordo una canzone dei Freur, Doot Doot, è stata le mie ali per un periodo, che voli!!!!! Potevo passare pomeriggi interi trasportato di qua e di la, su e giù, dentro e fuori le sensazioni che sentivo nel petto, nel cuore. Che tenerezza mi faccio a ripensarmi, vorrei tornare indietro solo per abbracciarmi e dirmi “ tranquillo Pé ……..la vita è un sogno, un giorno ti sveglierai e lo capirai”.

In certi momenti è l’immensità a pervadermi è come se dentro avvertissi uno spazio infinito, la sensazione di un vuoto primordiale, di una ricchezza infinita, un flusso continuo nei due sensi tra me e il mondo, tra me e il resto dell’umanità. Come se potessi contenere l’universo in questo spazio ed allo stesso tempo rimanere vuoto e sospeso in un senso di beatitudine, di espansione infinita.

La musica è un veicolo incredibile, sto ascoltando da due giorni ininterrottamente “Here Comes The Flood” di Peter Gabriel, solo piano e voce. Mi sembra di cavalcare questi pochi accordi e la voce rauca, lamentosa; la conosco dagli anni 70’ ma oggi è diversa, la porto con me in questo viaggio interiore, colonna sonora nella silenziosa dimensione dello Spirito.

Sabato 26 marzo 2011 mattina, sono circa le nove, mi chiama una signora che conosco per chiedermi un consiglio sul da farsi per il suo mal di shciena che da qualche giorno si fa sentire ma che nelle ultime ore è diventato invivibile, dolore forte, impossibilità a afre qualsiasi cosa.

Do la mia disponoibilità per visitarla alle 14.00 dicendogli che ho un corso alle 14.30 e che quindi sarò “breve”, ma proveremo a farci un’idea della situazione.

Viene all’appuntamento, accompagnata poichè non riusciva a muoversi e mi dice che poco dopo avermi chiamato è svenuta dal dolore e che ha deciso di andare al pronto soccorso. Qui gli hanno proposto un paio di iniezioni, antidolorifiche, le famosissime coppie di routine, e di rimanere in osservazione. Ha deciso di andarsene perchè non voleva punturarsi.

In queste situazioni solitamente non ci sono grandi cose da fare, fase acuta di una possibile erniazione o protrusione.

Lamenta un dolore forte con irradiazioni che vanno dal polpaccio al tallone, bilateralmente. La invito a sdraiarsi sul lettino e lo fa con molta sofferenza. Tra me e me inizio a pensare che se ne andrà come è arrivata ed anche che ho solo 15 minuti per provare ad aiutarla.

Ho fatto tre cose dopo che si è stesa:

1) ho messo una mano sulla zona sacrale dove sono rimasto al amssaimo 30 secondi.

2) ho preso uno stiletto metallico che uso per stimolare alcuni punti sia sull’orecchio che sul corpo e ho stimolato la zona riflessa del bacino e colonna sull’orecchio, sia sul lobo anteriore che posteriore (quest’ultimo aiuta la bascula pelvica)

3) con lo stesso stiletto metallico ho tracciato delle linee dal pube fino all’ombelico: centrali (vaso concezione) e laterali (meridiano rene e stomaco), si stimola fino ad ottenere una linea rossa sulla pelle.

Gli chiedo di verificare muovendosi, se sente delle differenze nel dolore, diminuito o aumentato; non sente più nulla, si muove, si divincola ma non riesce a sentire il dolore. La faccio alzare e anche così non lo percepisce se non appena sul gluteo, ma nulla di rilevante. Il trattamento è durato dieci minuti in tutto e forse meno. Ci siamo salutati con l’impegno di tenersi in contatto, visto che il lunedì avrebbe fatto una risonanza.

Lunedì mattina mi invia un sms e mi dice che sta a passeggio in spiaggia, nessuna risonanza.

Riporto questa esperienza perchè sono quelle cose che a volte accadono in questo lavoro e  che si fa fatica a comprendere e debbo dire che non mi sforzo nememno molto in tal senso, alla fine ciò che conta è che stia meglio.

Ma questo ci conferma ancora una volta quanto l’uomo sia “magico” nel suo modo di funzionare.

A partire da un quadro funesto, ernie, risonanze, cortisonici etc si arrivi senza fare quasi niente a cancellare magicamente tutto.

Tutto quello che studi e che sembra abbia una certa linearità va a farsi friggere.

Il buon Einstein è stato abbastanza chiaro in questo

La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché.”

So solo che sono stato bene tutto il pomeriggio.

Un cammino di ricerca inizia spesso inconsapevolmente, o meglio ad un certo punto si diventa consapevoli che siamo esseri viaggianti e che si sta portando avanti un cammino interiore. Questa è una scoperta, per me lo è stato; prenderne coscienza è già un salto di qualità della vita, è come accedere ad un piano superiore e godere di un panorama prima precluso. Nascono nuovi interessi, si sviluppano capacità fino ad allora mai considerate, si diventa più attenti alle forze che muovono la vita, ci si sente inseriti e parte formante di un sistema che va al di la del proprio piccolo e ristretto mondo. Ad un certo punto la vista periferica diventa primaria; mentre normalmente ci si focalizza e si mette a fuoco un punto, una situazione, in base alle proprie conoscenze, ai propri stereotipi, educazione ecc ecc, di colpo ci si può svegliare e cominciare a togliere l’occhio dal buco della serratura che ci ha offerto solo e solamente una visione parziale per tutto il tempo. Una volta staccato l’occhio dal buchino non puoi tornarci, è una strada che non ha ritorno. L’animo umano ha bisogno di spazio per crescere, ha bisogno di visione ampia; questo ci rende meno portati al pregiudizio e meno scettici a volte, del resto spesso lo scetticismo o il criticismo denota solo mancanza di visione.

Coscienti o no siamo in viaggio verso un’unica meta, l’illuminazione; un processo di chiara percezione dove si percepisce il mondo così com’è. Di conseguenza si agisce in maniera pulita e chiara, facendo le cose così come sono, agire a partire dal non fare, il wu wei, l’agire senza agire, vivere in un modo totalmente lineare, con una mente che è completamente esente da distorsioni nevrotiche.

Malgrado che nella nostra percezione del mondo quasi tutti siamo soggetti a distorsioni nevrotiche, psicotiche e isteriche, abbiamo tutti anche una natura originaria incontaminata, pulita: una base immacolata per una percezione e un contatto reali, una sorta di sole dietro le nubi. In fondo al cuore di ognuno c’è una luce, come una fiamma di candela; quando l’animo è agitato la fiamma trema e non illumina. Quando l’animo è calmo la fiamma si stabilizza e la sua luce è in grado di penetrare il buio.

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