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Riflessioni di tarda sera

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Come sono piccole le mani che vogliono afferrare tante cose.
Come sono grandi le mani, aperte, che possono accogliere il mondo intero.
La mano aperta di una carezza, apre la porta al tempo infinito, crea una breccia nel muro della solitudine dove ti sei chiuso.
Apriamo le mani al contatto consapevole, trasformeremo il mondo.

Un Guerriero sa che sta aspettando e sa cosa sta aspettando, e mentre aspetta si gode la vista del mondo. L’impresa suprema del guerriero sta nel godere la gioia dell’infinito.

 

 

Le azioni degli uomini non influenzano più il guerriero quando questi non nutre più aspettativa di sorta. Una strana pace diventa la forza dominante della sua vita. Egli ha assimilato uno dei concetti su cui si fonda la via del guerriero: il distacco.

 

Il distacco non significa automaticamente saggezza, ma è comunque un vantaggio perché consente al guerriero di fermarsi a rivalutare le circostanze, a riconsiderare le posizioni. Per poter utilizzare in modo corretto e coerente questa pausa, tuttavia, il guerriero deve lottare senza sosta per tutta la vita.

 

Mi son già abbandonato al potere che governa

il mio destino.

E non mi aggrappo ad alcunché,

per non avere alcunché da difendere.

Poiché non ho pensieri, vedrò.

Poiché non temo nulla, ricorderò me stesso.

Se penso al passato , a ieri, ad un’ora fa, non trovo differenza tra questi ricordi e un sogno; 

che differenza c’è tra un sogno e i ricordi di quando avevo 6 anni, 20 anni?! Entrambi si trovano in un tempo diverso da dove mi trovo in questo momento,sono immagini lontane, un po’ confuse, flash a cui non riesci a dare una sequenza lineare, come un sogno.

Il tempo ha creato lo spazio, lo spazio tra me e i ricordi, in  questo spazio ci sono i desideri di ragazzo, i pomeriggi trascorsi a rincorrere un’emozione, uno sguardo di una lei, più idealizzata che reale. La fantasia e l’immaginazione mi hanno sempre preceduto, quando poi finalmente arrivavo fisicamente, le cose erano sempre diverse. Vivevo tutto dentro me e questo mondo non era per niente sincronizzato con le cose intorno: ricordo una canzone dei Freur, Doot Doot, è stata le mie ali per un periodo, che voli!!!!! Potevo passare pomeriggi interi trasportato di qua e di la, su e giù, dentro e fuori le sensazioni che sentivo nel petto, nel cuore. Che tenerezza mi faccio a ripensarmi, vorrei tornare indietro solo per abbracciarmi e dirmi “ tranquillo Pé ……..la vita è un sogno, un giorno ti sveglierai e lo capirai”.

Come un ruscello, che sa dove andare perché non lo sa, lo spazio mio intimo ondeggia di qua e di la cullandosi tra curve e discese, assaporando il lasciarsi andare.

Potrà mai il “sapere” calcolare dove cadrà una foglia che staccandosi si abbandona al suo destino? Perché calcolare, perchè dirigere ciò che non può essere diretto, la foglia non ti seguirà.

La strada percorsa si svela solo alla fine, nel frattempo lasciamoci cullare dal vento.

La salute è una questione di spazio

Necessità di essere in un vuoto, in uno stato di solitudine. Il vero salto, la vera crescita di un individuo ha luogo quando egli è totalmente solo. E’ nei rapporti umani o nel mondo reale che egli si assicura del proprio salto o della propria crescita. Ma non è nei rapporti umani o nel mondo reale che ha luogo la vera crescita.

Quando uno è fisicamente solo, non è necessariamente davvero solo, perché nella sua mente ci saranno degli “estranei interiori”, immagini di altri. Egli teme il giudizio di questi altri e quindi non si sente solo. Però, quando è con una persona che lo comprende a fondo ed esattamente, può lasciare che questi si prenda cura degli estranei interiori di modo che egli è temporaneamente sollevato dal bisogno di farlo lui. Liberato in tal modo, può allora proseguire la sua ricerca interiore senza interferenze.

La vera solitudine può richiedere talvolta la presenza di un ascoltatore empatico o di un amico spirituale. Il compito primario del terapeuta è quello di creare uno spazio di una particolare qualità affinchè l’individuo sia liberato.

La creazione di uno spazio sgombro dagli appiccicosi visitatori provenienti dal passato e dal futuro deve essere uno dei principali ingredienti della terapia. Tale spazio comincia con il terapeuta.

Quando il terapeuta ha spazio dentro sé, può essere in armonia con chiunque, non solo con quelli che approva, o che la società approva. Se non riusciamo ad accettare qualcuno è perché il nostro spazio è contaminato.

Lo spazio terapeutico da la possibilità di esprimere vergogna, colpa, paura, rabbia, dolore ed altro materiale penoso.

Attaccamento rifiuto

Possimao trovarci ad approvare un paziente e a disapprovarne un altro, ci piace avere questo paziente e ci dispiace avere quest’altro. Vorremmo avere solo pazienti di un certo tipo e detestiamo avere a che fare con altri, che magari sembrano confusi, ci fanno sentire inadeguati, hanno un atteggiamento nei confronti della vita diverso da l nostro o suscitano in noi emozioni che troviamo difficile trattare. E’ una forma di tendenza a giudicare.

Presunzione scoraggiamento

Possiamo essere trasportati dall’entusiasmo per la nostra abilità o la nostra intelligenza, oppure possiamo essere sfiduciati e inadeguati e pensare di essere incapaci di aiutare chiunque, ma in entrambi i casi finiamo col preoccuparci di più della nostra immagine che del paziente. Cerchiamo interiormente l’approvazione del pubblico, del paziente, o del nostro capo, o del nostro critico interiore.

Se siamo tutti parte l’uno dell’altro, la realizzazione della nostra vera natura sarà qualcosa che genera intrinsecamente armonia.

L’aiutare gli altri non può essere separato da fare qualcosa per se stesso.

Lo shiatsu è tranquillità in azione. Perfezionare lo shiatsu nella nostra vita può rivoluzionare la nostra esistenza, aiutandoci a liberarci delle vecchie abitudini, scegliere un’attività che abbia uno scopo. Vivere con fiducia e portare pace ad altri.

Lo shiatsu è come lasciare che un bicchiere d’acqua fangosa diventi limpida. Se smettiamo per un po’ di agitarla, l’acqua diventa limpida da sola. La calma interiore richiede tranquillità. Chi pratica shiatsu ha scoperto che il modo migliore per controllare la mente è controllare il corpo. Quando il corpo è calmo la mente si acquieta. Lo stato mentale di massima calma è chiamato “corpo e mente scompaiono”.

Quando uno è felice, non trova tanto difficile prestare attenzione alle cose buone. Quando intervengono delle preoccupazioni, diventiamo sempre più dominati da esse e perdiamo l’originaria semplicità fanciullesca.

Come indicava il grande J. Krishnamurti

“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”.   


Ad un certo punto le diverse strade diventano una, in un disegno che si mostra pian piano; si compie l’idea, il progetto, luci e ombre si sistemano sul quadro della vita.

Rumore nel cuore, rumore che distrae, rumore che disorienta: oooh, nota del mio cuore, non ti ho abbandonata, non ti ho dimenticata, è il rumore che ci allontana, il rumore che separa e che nasconde al sentire, me a te, te a me.

So che ci sei, ci sei sempre, ho solo bisogno di un po’ di silenzio per abbracciarti, ho bisogno di distacco per avvicinarti……………ho bisogno di perderti per trovarti.

Onde, solo onde che si infrangono senza un perché, in un moto perpetuo, senza un perché. Gioia, tristezza, gioia, verità, pensieri., solo pensieri…………… onde, solo onde.

Cene estive

L’altra sera ho partecipato ad una delle cene più “insolite” degli ultimi tempi. Incontrare i compagni delle  scuole medie; sfocate immagini e sensazioni custodite nell’ippocampo che si materializzano dopo 33 anni. E’ sicuramente stata una piacevole serata, divertente, leggera,  come altro non sarebbe potuto essere, tra persone praticamente sconosciute o di cui si ha un’immagine e un’idea in bianco e nero. In effetti già dal pomeriggio pensando all’incontro, cercavo di sentire l’emozione predominante in me: sicuramente curiosità. A tavola non potevo fare a meno di pensare che dietro a quelle facce più o meno ri-conosciute ne è passata di storia. Qualcuno constatava che alla fine siamo un po’ rimasti quello che eravamo; probabilmente in parte è vero ma è un giudizio legato all’immagine che ci siamo fatti 33 anni prima e con cui abbiamo vissuto. In questo lasso di tempo ognuno avrebbe libri di cose da raccontare, gli animi evolvono.

Le donne hanno tenuto banco, i pochi maschietti presenti, compreso me, si sono limtati a qualche battuta da omo, tanto per marcare la presenza.

I richiami ai tempi che furono si sono susseguiti.

A Laura va un particolare grazie per aver sia organizzato insieme a Francesco l’evento, sia per la sua innata capacità nelle pubblic relation. Sei forte, grazie Laura!!!!!! Tra l’altro è anche una superba fotografa , vedere per credere.

Sabrina ancora non riesco a collocarla, non ho nella mente l’immagine di quando aveva 13 anni e quinidi per me è la più sconosciuta di tutte.

Giovanna è ricomparsa nei miei circuiti neuronali nel momento che l’ho vista, l’avevo totalmente cancellata.

Irene, anche lei ho fatto fatica a riconoscerla: quando ci siamo salutati gli ho detto “speravo che ci fossi”, e poi non ho avuto modo di spiegargli il perchè……..chissà cosa avrà pensato. Volevo chiedergli scusa e spero di poterlo fare di persona se ce ne sarà l’occasione, perchè ricordo che era la vittima predestinata ai giochi stupidi, ma crudeli per chi li riceve, da parte di noi maschi. Scusami Irene.

Per il resto è stato un piacevole tuffo nel passato. Grazie a tutti

16 ottobre 1995

Di qua e al di la del fiume, dove seduto osservi la vita scorrere come l’acqua al mare, ricongiungersi nell’infinito oceano.

Dove volano le aquile, dove arrivi solo con lo spirito, quando spazzate via le nuvole il cielo ti sorride e ti accoglie.

Ovunque in queste terre, a volte solitarie, a volte dimenticate, puoi scorgere il cielo ed amarti.

Sorridi dunque, sorridano le tue forme, i tuoi sguardi, i tuoi silenzi, un sorriso che nuvole non conosce.